Today ( 1970 semifinale Italia – Germania, città del Messico )

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Era il 1970, quando Boninsegna, Burgnich, Riva e Rivera, allo stadio Azteca, trasformavano una semplice semifinale, nella partita del secolo. Uno dei pochi avvenimenti, che diciamolo, ci rende orgogliosi di essere Italiani. Fa parte della nostra storia, noi che abbiamo l’animo del calciatore, noi che siamo mossi da quell’istinto incontrollabile di dare un calcio ad un pallone.

2 risposte a “Today ( 1970 semifinale Italia – Germania, città del Messico )

  1. Seppure fossi un bambino all’epoca (ma giocavo già molto bene a calcio), ritengo che la nazionale che giocò in Messico sia stata la più grande dal dopoguerra ad oggi.
    Mai così ricca di talento, personalità, agonismo e prestanza fisica .
    Riva (all’epoca il più forte attaccante del mondo) ,Rivera,Mazzola,Facchetti,Boninsegna,Domenghini, Albertosi (quest’ultimo preferito
    perfino a Zoff) erano fuoriclasse di assoluto livello mondiale.
    Gigi Riva da solo valeva tutto l’attacco della nazionale che vinse i mondiali in Spagna nel 1982. Come Rivera e Mazzola insieme ne valevano tutto il centrocampo.
    E’ noto che la generazione di calciatori nati durante la seconda guerra mondiale sia stata quella di maggior talento nella storia del calcio italiano
    I giocatori del Messico incontrarono, però, l’ostacolo di incontrare una nazionale tedesca fortissima,perfino più forte diquellache vinse il capionato del mondo quattro anni dopo a casa sua.
    Infatti Beckembauer, Muller (capocannoniere in Messico), Overath, Maier, Vogts, Grabowsky (tutti titolari anche quattro anni dopo) erano nel pieno ed all’apice del loro vigore e furore agonistici. E nel 1970 c’era anche Uwe Seeler, un mito del calcio tedesco.

    Poi in finale la nostranazionale trovò il Brasile talentuosissimo, brillantissimo (ma anche realista e solidissimo) di Pelè, probabilmente la più forte nazionale di sempre.

    E non quello sfavillante e spettacolare in attacco, ma supponente,presuntuoso, privo di tattica e,quindi, vulnerabile, diFalcao. Una squadra che non sapeva mai accontentarsi di un pareggio seppure avesse un difesa appena sufficiente ed un brocco come portiere. Insomma un gigante (da metà campo in su), ma con i piedi di argilla.

    Poi i messicani ebbero anche l’inconveniente di non giocare in Europa e, per giunta,inaltura. Dove lo sforzo si avverte di più, specie alla distanza.

    L’ambiente dove si gioca conta.

    Infatti i campionati mondiali organizzati in Europa sono stati sempre vinti da squadre europee (eccetto che nel 1958), mentre quelli organizzati in paesi extraeuropei sono stati sempre vinti da squadre sudamericane.

    La semifinale con la Germania non solo fu epica, entusiasmante ed emozionante quante altre mai, ma ebbe anche un profondo significato simbolico (sociale e psicologico).

    Essa dimostrò che anche noi italiani,sconfitti duramente nella guerra mondiale senza neppure aver combattuto e considerati da molti un popolo di vili ed imbelli voltabandiera, sapevamo combattere in modo indomito. E vincere.

    Quella partita ci restituì un orgoglio nazionale perduto.

    Ci liberò da un senso di colpa e di inferiorità covati per tanto tempo.

    Perdemmo con il Brasile di Pelè. Ma chi mai avrebbe sconfitto quella nazionale? Forse quella di Bruno Conti,PaoloRossi, MarcoTardelli e compagnia? Non diciamo sciocchezze!

    Eppure fino al gol di Gerson(18°del secondo tempo), un gol da terno al lotto perchè fu un tiro da quaranta metri che Albertosi non vide in tempo perchè era coperto, l’Italia aveva creato più occasioni da gol del Brasile.

    Ma arrivati a quelpunto avrebbe vinto chi sarebbe passato invantaggio per primo. E ci arrivarono loro. La partita si decise lì.

    Poi nostri erano stanchi, sfibrati dalla fatica psicofisica accumulata nella semifinale forsennata con la Germania (p.es. Bertini, un gladiatore fino ad allora, era cotto già prima della fine del primo tempo ed andava sostituito come pure alcuni altri).
    Purtroppo Valcareggi non ebbe ilcoraggio di sostituire alcuni giocatori dopo il primo tempo .
    Come avrebbe dovuto fare e come seppe fare con saggezza, lucidità ed in modo decisivo nella seconda finale dei campionati europei vinti due anni prima.

    Altrimenti chissà.

    A mio modesto avviso se la nostra nazionale non avesse giocato i supplementari forsennati con la Germania avrebbe perso di misura ed il Brasile avrebbe faticato moltissimo per prevalere.
    Probabilmente sarebbe stata necessaria una seconda finale.

    Tuttora ricordo molto vivamente e con rimpianto quelle partite e quellanazionale e mi dispiace davvero molto che giocatori della classe, della personalità e del talento di Riva,Mazzola,Rivera,Facchetti,Bonsinsegna,Domenghini,Albertosi non abbiano vinto quel campionato che tante speranze aveva alimentato.

    Se Gigi Riva, ungiocatore formidabile, certo il miglior attaccante azzurro di sempre,non avesse subito due fratture alle gambe giocando in nazionale, avrebbe segnato più di cinquanta gol in maglia azzurra. Un traguardo inarrivabile.

    Qualche anno fa per caso vidi Rivera e seppure fossero trascorsi tanti anni dai mondiali del Messico, sentii il bisogno di avvicinarmi a lui e di esprimergli tutti i miei più vivi disappunto e rammarico per come andarono a finire quei campionati e perchè non potè giocarne la finale.

    L’eroe dell’Azteca non se lo meritava.

    Quando nel 1982 in Spagna Zoff alzò al cielo
    la coppa del mondo subito ricordai i giocatori messicani.

    E pensai che quella coppa (vinta con merito) l’avrebbero meritatata molto di più loro.

    Ma la palla è rotonda ed ilvento spira dove vuole.

    Così è la vita.

    Angelo Balzano.

  2. Ti ringrazio per il tuo bellissimo conributo….veramente…

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