Con la testa tra le Nuvole….

Con la testa tra le nuvole, credetemi, non serve nemmeno appoggiare la propria fronte ad un finestrino d’un aereo per esserci. Sognatori, dentro uno sguardo, non sembra ma basta così poco per essere proiettati nello squarcio dell’azzurro. Persone come nuvole, mutevoli, passaggi repentini o lenti, nella vita come nel cielo. Uno scenario perennemente diverso, dove c’è sempre un leggero e carezzevole strascico di quello che è successo e di quello che succederà. Un rif ad alto volume, mentre i tuoi passi si alternano su e giù, attenti però..a non fermarsi mai davanti ad una vetrina, fissandola, potrebbe realmente proiettare ciò che siamo, infrangendo come una folata di vento, quel soffice manto di nuvole sulle quali abbiamo riposto i nostri desideri.Immaginare, ed immaginario, di persone vaghe, assopite, perse nel fantasticar qualcosa di intangibile, in realtà, superano gli enormi monumenti grigi, per custodire più reale di quello che non si veda.Fuga da una realtà che poi non ci appartiene nemmeno più di tanto, con le ginocchia rannicchiate vicino al petto, come a voler proteggere il nostro cuore. Spostiamoci insieme, facciamolo per mano, come un tempo, con un viaggio che sa d’antico, tra i canneti, con i colori accesi, lasciamo lo zaino e le scarpe, svuotiamo le tasche perdendo l’accendino, un biglietto..magliette sudate, anche questo basta, per ricordare. Romantici scrittori o automobili veloci, schiacciando l’asfalto che colora i nostri occhi, non c’è più sangue ma nemmeno veleno. In cuor nostro tutti, abbiamo la testa persa tra le nuvole. Un colpo di claxon, la sirena, la canzone giusta sulla stazione giusta, come bolla di sapone, torniamo qui, tra noi, tra voi. Ma cosa sa ancora di noi?, ora che il sesso qui, è diventato più freddo delle mattonelle delle vecchie case di Milano. Tutti vorremmo essere lassù, dall’alto si osserva meglio, non occorre il corpo quando c’è la mente, tantomeno i vestiti, o i ritagli di giornale, lassù tra le nuvole non c’è nulla di cui temere.A noi, che ci hanno sempre detto che la realtà è alla fine del corridoio ultima porta a destra, ci siamo sempre seduti, tra le vecchie riviste, e assopiti in quel profumo di borsetta, rovistando abbiamo trovato una caramella, abbiamo aspettato..e ci siamo nuovamente persi. Sopra il cielo, adagiati io più te, noi più me, voi più loro, accomunati dall’attesa, ottimo tempo che non va sprecato nel quotidiano. Ma come fanno le nuvole a non sentire tutto questo..passano silenziose, di notte, dove rutilanti frammenti di luce lunare si appoggiano dolcemente su esse. Loro chine e gentili, come cassiere di discount, si lasciano a loro, per illuminare le cose terrene. Tutto si accende la notte, e lievi riflessi colorano gl’occhi delle persone. Distratte ed incanalate non si accorgono di cotanta magia creatasi. Pensieri e chiasso nelle menti, dei roboanti suoni giornalieri si assopiscono per l’ancor più forte silenzio della serenità notturna..Desideri e sogni prendono vita, animate immagini si staccano per fluttuare dolcemente in angoscianti casi ove tutto tace. Il loro passare rende motivati quei silenzi delle genti..che tremanti e preoccupati..si costringono a recluse vite di giorno. La sistematicità si rompe dinnanzi all’improvvisazione. Basta il rumore del ghiaccio, nell’amaro annacquato per perdersi ancora, quando incredibili contorni assumono sembianze estranee all’umano povero di tanto ingegno. Alle volte serve davvero, per placare le paure, ed i respiri affannosi della conquista ora si ritrovano in cadenza perfetta, il battito, quello del bacio torna appena palpabile. Volgiamo i palmi delle mani, aspettando il loro passaggio, sarebbe bello esserne travolti per poter poi ricominciare. Sbattono le ciglia, il silenzio è divenuto rumore, siamo nuovamente qui, pronti a respirare.Ciò che non è riuscito qui, forse le nuvole lo porteranno in alto, quando le stagioni cambiano e con loro i nostri indumenti, ti ricordi quando la lana sa di canfora?, ti siedi sul letto ed aspetti che tutto sia inondato, inebriata, ubriaca di ciò che riconosci. Sosterai per quanto tempo, fino a quando il display del cellulare non si illuminerà nuovamente. Ma vale la pena scendere dalle nuvole per un aperitivo?. Tutti abbiamo partecipato all’inaugurazione, siamo stati taggati in un contesto che non ci appartiene. Quanto ci piace essere differenti da noi stessi, alle volte però usciamo lasciando ancora la nostra anima davanti allo specchio. Dimentichiamo più cose possibili quando siamo di la, per poterci ritornare più spesso. In treno, quando è primavera e siamo odiatamente troppo coperti, eravamo usciti con la pioggia per tornare con il sole. Proprio come dentro di noi, il fischio del capo stazione, e tutto riappare, qualcosa che però non vorremmo guardare, lo stesso percorso, mani in tasca o il nuovo smalto. Lo hai letto anche tu?, su quella rivista a numero limitato che avrei voluto comprare anche io. Fortunatamente è finita, e con essa le mie speranza ad assomigliare a quelli. Ci fosse mai un articolo che parla di noi, di come siamo, quando stiamo, e se stiamo più di esserci qualche motivo ci sarà.Stussy per Invicta, Puma per Evisu, Misha per Nike, e io per chi?, dovrò trovare anche io qualcuno per il quale disegnare, visto che lei mi ha lasciata, e non per essere lassù, altrimenti l’avrei ritrovata. Maledizione, caduto come un trono dall’olimpo di Dio, mi ritrovo qui. Dopo un bacio, l’abbraccio basta un ponte, un lampione e la leggera luce artificiale, per potersi esternare nuovamente, per farsi suonare dai passanti quando si cammina in mezzo alla strada, ma a noi che cazzo ce ne frega dei rumori, prima o poi toccherà anche a noi parlare, suonare. Accordiamo i nostri strumenti, siamo sul flyer, domani ci saranno tutti, senza sapere il perché. Nessuno ci ascolterà e davanti la folla anche li sapremo sparire davanti a tutti, senza che nessuno se ne accorga. Dannato pass, per l’open bar, che con troppa forza si impone sulle nostre palpebre, ci arrendiamo. Nemmeno fossimo Balzac, che bisogno abbiamo di bere, se poi alla fine a farci compagnia restano solo i divanetti. OH..OH..OH aspettaaaa, visto che sono tornato almeno un panino prima che mi giri la testa. Fuori fa freddo sai, sapessi dentro, sapessi tanto ormai..hai da accendere?..una sigaretta?..no un sogno.Troppe volte sul muretto soli, con le mani tra i capelli, laggiù la finzione prodotta dall’uomo per non soffrire è solo la triste amplificazione dell’orgoglio che troppe volte vien ferito. Il taxi!!, ma che perché gridi, fuori è buio ed io stavo così bene, il muro faceva tutto, ed io potevo tranquillamente sognare. L’hai vista la bionda che ballava?, e quel tipo in canotta?, il fango, no le scarpe, buono il gin tonic. Troppe cose per una notte senza nuvole, dove non si poteva volare. Stipati, in fila fuori volendo essere dentro, fila dentro fissando il vecchio casio per esser fuori. Finalmente a casa, due corpi, girati, l’odore di essi, ecco casa manda veramente la, lontano, tra cumuli bianchi di figure astratte, dopo il chiasso al Festival, la voce roca, finalmente un letto, dove in testa tutto ancora prosegue, e domani andremo a scaricare la canzone che abbiamo ascoltato, domani apriremo face book, per scrivere quanto bello è stato, e domani quando potremo lasceremo nuovamente il terreno, quando si potrà, in piedi o appoggiati, soli o innamorati, perché noi che l’abbonamento lassù lo abbiamo fatto, anche domani, si domani..PASSEREMO TRA LA GENTE..SORRIDENDO, CON IL BISOGNO DI NIENTE.

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